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L'Astronomia

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L'astronomia nel senso più lato del termine è la scienza che studia l'universo che ci circonda, i corpi che lo compongono e i fenomeni che in esso si verificano: viene suddivisa oggi in molte branche, a seconda del particolare aspetto astronomico che si considera o, spesso e a torto, delle tecniche impiegate per studiare il cosmo. La radioastronomia, ad esempio ha come caratteristica propria l'uso, nello studio dei corpi celesti, di strumenti atti a captare le onde radio piuttosto che quelle ottiche. Essa si distingue pertanto dall'astrofisica classica per il diverso dominio dello spettro elettromagnetico che viene analizzato, non per l'oggetto delle ricerche che è, in entrambi i casi, lo studio fisico di quella frazione di radiazione emessa da un corpo celeste in grado di raggiungere i nostri strumenti.
Fin dall'antichità la scienza astronomica presso molti popoli raggiunse in breve molti risultati tanto considerevoli che coloro che la praticavano vennero a occupare una posizione di prestigio agli occhi dei loro concittadini e fruirono spesso di particolari privilegi. Il motivo del ruolo primario che l'astronomia ebbe fin dal suo nascere, e in diversi ambiti di civiltà, è evidente: essa nella sua prima rudimentale struttura, forniva una spiegazione di fenomeni naturali strettamente connessi alla vita dell'uomo, quali il susseguirsi del giorno e della notte - di durata diversa lungo il corso dell'anno - e l'alternarsi delle stagioni, e dava la possibilità di stabilire un calendario che permettesse un computo di questi e degli altri avvenimenti ciclici che tanta importanza avevano nelle primitive strutture civili, basate essenzialmente sull'agricoltura (si pensi all'importanza delle previsioni delle piene del Nilo presso gli antichi Egizi).
E c'è un altro campo di applicazione immediata delle cognizioni astronomiche. La necessità di conoscere la posizione delle stelle sulla volta celeste e come tale posizione varia nel corso della notte e con il variare delle stagioni. Dalle cognizioni in materia dipendeva l'orientamento dei naviganti ed esse erano quindi fondamentali per tuti i popoli che si affacciavano sul mare.
D'altra parte a questi interessi pratici e immediati si accoppiava il timore suscitato dai grandi fenomni naturali che sfuggivano al controllo dell'uomo e il cui meccanismo non poteva essere compreso appieno. Ecco quindi che accanto all'astronomia si sviluppa, facendo spesso tutt'uno con questa fino all'era moderna, l'astrologia, cioè quella "scienza" fittizia e assurda che lega eventi e destini umani alle posizioni degli astri e che cerca quindi di prevedere gli avvenimenti sia del singolo sia della comunità dalle posizioni sulla volta celeste, riferite allo zodiaco, dei pianeti visibili a occhio nudo, della Luna e del Sole. Nonostante la mancanza di ogni fondamento scientifico, l'astronomi venne praticata da astronomi illustri: è sufficiente ricordare che lo stesso Keplero, pur non credendo ai suoi oroscopi, visse un paio di anni al fianco del condottiero Wallenstein con il compito di preparargli oroscopi. Bandita dal novero delle scienze dagli astronomi moderni, questa pseudoscienza continua ancor oggi a trovare chi è disposto a darle credito e a confonderla persino con la scienza astronomica, senza pensare, pur non entrando nei particolari, che, per il modo stesso in cui è congegnata, l'astrologia prevede un'esistenza uguale per individui nati nello stesso istante, ciò che è palesemente contrario all'esperienza quotidiana di ciascuno di noi.

Le Tre Proprietà Della Pietra

 
 
Il primo risultato è la cosiddetta panacea o medicina universale che consiste propriamente nella stessa pietra filosofale, o polvere rossa, disciolta in un liquore alcolico, l'elisir di lunga vita appunto, che ingerito è in grado di guarire qualsiasi malattia ridando la salute all'organismo; con essa l'Adepto raggiunge di fatto l'immortalità fisica. La seconda proprietà dell pietra, che è ugualmente dovuta all'assunzione della medicina, permette all'artista l'acquisizione di uno stato di felicità paradisiaca e divina onniscienza o scienza innata, che comporta la superiore e contemporanea coscienza del passato, del presente e del futuro nonchè la consapevolezza assoluta del bene e del male. Si tratta di una prerogativa che conferma ulteriormente il supremo stato di divinizzazione cui l'Adepto ha avuto accesso. Questi coglie meritatamente il frutto, non più proibito perchè ottenuto secondo le regole, del biblico albero del bene e del male. Questo significa che l'alchimista, con l'aiuto di Dio e grazie alle proprietà della pietra, ha compiuto individualmente l'immane evoluzione che prima o poi permetterà all'umanità intera di raggiungere quello stato di coscienza divino e qualitativamente superiore a quello dell'umanità delle origini.
E' il raggiungimento di questo stato divino a costituire lo scopo supremo della creazione, lo scopo dell'incarnazione dello spirito divino nella densità della materia. Questo risultato di perfezione evolutiva viene ottenuto grazie alle straordinarie proprietà dell'elisir, ma è stato preparato grazie alla condotta irreprensibile e all'alto grado di levatura morale e spirituale raggiunto dall'artista nel corso di tutta una vita di lavoro, di studio e di preghiera al costante contatto purificatore con i materiali radianti via via elaborati.
La terza proprietà della pietra è quella trasmutativa. Pur trattandosi della meno importante delle tre corone del potere e del sapere raggiunte dall'Adepto è sempre stata la più ricercata dagli avidi e quella che più ha colpito l'immaginazione popolare. La forma assunta a questo scopo è quella chiamata polvere di proiezione: a questo punto la pietra viene chiamata propriamente tintura per il suo potere di tingere, colorare, cioè trasmutare i metalli vili; essa viene orientata cioè viene fatta fermentare o impregnare dell'essenza dell'oro o dell'argento per farle acquisire la specifica proprietà di trasmutare i metalli in una di queste preziose sostanze. Questo terzo aspetto del donum dei, conferisce all'Adpeto una illimitata ricchezza che egli userà per scopi strettamente filantropici e umanitari essendo il suo senso morale sviluppato necessariamente in parallelo con l'elaborazione della pietra.

La Pietra Filosofale

"Toccare l'apice della conoscenza alchimistica, in cui si sperimenta la coscienza cosmica come soggetto e la quintessenza come oggetto, fin dai tempi più remoti è stata la meta suprema della nobile ricerca dei sapienti. Essa rappresenta il culmine dell'uomo, il suo dominio sulla materia e il definitivo fondersi in uno con l'Assoluto, la realizzazione della coscienza cosmica" (Frater Albertus).
Lo scopo finale dell'arte è la divinizzazione. Tutti i testi e i filosofi sono concordi da migliaia di anni su questo: il grande magistero porta all'acquisizione, per via dell'elaborazione di una sostanza iniziale chiamata soggetto dei saggi, di una triplice corona regale.
Questo conseguimento supremo, il cosiddetto donum dei, ottenuto solo da pochissimi Adepti nel corso dei secoli, porta direttamente a due diverse applicazioni, la medicina e la tintura.
La pietra, chiamata anche rubino dei saggi, è una polvere rossa friabile e granulosa che viene ottenuta dagli Adepti al termine della terza opera dopo un'elaborazione lunga e sommamente difficoltosa; essa viene poi ulteriormente lavorata e il suo potere orientato sia verso il mondo minerale che verso il mondo organico; da questa duplice applicazione conseguono i tre supremi doni che costituiscono la triplice corona dei saggi, la stessa del grande Ermete Trismegisto.
Il concetto della pietra filosofale, in latino lapis philosophorum, si pensa abbia avuto origine dalle teorie dell'alchimista Geber; egli analizzò ciascuno dei quattro elementi aristotelici (fuoco, terra, acqua e aria)  nei termini delle quattro qualità di base, cioè caldo, freddo, secco e umido. In tale modo il fuoco appariva caldo e secco, la terra fredda e secca, l'acqua fredda e umida, e l'aria calda e umida e riuscì a teorizzare che ogni metallo esistente fosse la combinazione di questi quattro principi (due esteriori e due interiori).
Per produrre la pietra, che alcuni affermano non essere altro che la conoscenza assoluta (anche per questo motivo chiamata pietra dei filosofi), è necessario un particolare strumento chiamato atanor, un fornace speciale nella quale vengono scaldati la "materia prima", lo zolfo e il mercurio.
Non tutti possono diventare alchimisti; come per i religiosi, c'è bisogno di una vocazione, di una "chiamata" divina. E' Dio che sceglie l'alchimista ed è sempre Lui che gli permette la riuscita: "Non può divenire alchimista che colui che viene chiamato - vocatus - e che riceve così, da Dio, la grazia più efficace" ( E.Canseliet ).  

L'Immortalità

 
Per quanto riguarda specificatamente l'Alchimia, essa non accetta l'impostazione di sfida alla natura propria della scienza moderna in quanto uno dei suoi assiomi fondamentali è proprio quello di seguire la natura applicandone i principi a uno stadio più avanzato e completandone l'opera. L'Alchimia non va affatto contro la scienza o la religione, ma possiede chiavi teorico-operative più profonde. Anche nel campo religioso ed esoterico si va infatti alla ricerca dell'immortalità, ma in tali ambiti si tratta sempre della sopravvivenza di una coscienza illuminata, della vita di un'anima immortale nell'aldilà. Pitagora stesso nei suoi Versi aurei ci conferma questo fatto innegabile e apparentemente insormontabile: "...durante le Lustrazioni e le Purificazioni operando con giudizio, medita ogni cosa, tenendo per ottima guida la ragione. E se lasciato il corpo ti libererai nel puro etere, sarai come un Dio eterno, incorruttibile, non più mortale".
Spesso negli antichi misteri dell'Ellade viene fatto riferimento a questo stato divino o eroico, ma sempre in relazione all'ade e al post mortem; riguardo a questo la sapienza greca dimostra di conoscere anche l'universale dottrina della reincarnazione delle anime. La verità della reincarnazione, un tempo conosciuta anche in Occidente - i pitagorici, l'orfismo e Platone - è tuttora comunemente accettata in tutto l'Oriente.
Le universali conoscenze sull'immortalità e la trasmigrazione delle anime, sulla "legge del karma", sono da sempre appannaggio degli Adepti alchimisti come del resto di qualunque anima illuminata che non sia stata irreparabilmente dalla propria particolare confessione religiosa. Qualsiasi religione abbraccino in un loro particolare periodo di incarnazione, i veri alchimisti sono a conoscenza di queste verità; il raggiungimento dell'adeptato con il superiore livello di coscienza che esso comporta le rende loro evidenti e verificate.
Canseliet conferma che: L'esperienza positiva al laboratorio apporta, all'artista, la duplice certezza dell'eternità dell'anima e delle sue successive reincarnazioni.
L'immortalità si raggiunge grazie alla realizzazione compiuta degli Adepti alchemici: si tratta di  uno stato di coscienza divinizzato legato a una condizione protratta di buona salute e di rinnovamento perpetuo dell'attuale funzionamento degli organi. A tale stato di immortalità fisica e di onniscienza accede l'Adepto alchemico che, avendo raggiunto la pietra, assume l'oro potabile divenendo pienamente partecipe delle realtà ultraterrene. L'immane potere spirituale concentrato in questa bevanda è tale da rigenerare completamente il corpo ringiovanendolo. L'assunzione dell'elisir permette così al felice Adepto di permanere a volontà su questa terra in uno stato di beatitudine paradisiaca.
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La Mutazione

 
"Soltanto grazie alla Grande Opera è possibile sfuggire, quaggiù, al tracciato inesorabile della curva fatale, dapprima ascendente, poi discendente e regressivo, e sottrarsi al processo inevitabile della nascita, giovinezza, maturità, vecchiaia, concluso dalla decrepitezza e dalla morte" (E. Canseliet). Per certo, alla luce della tradizione alchemica, si può affermare che la realizzazione della pietra filosofale porta a una realizzazione fisica oltre che spirituale; l'alchimista diviene praticamente immortale nel suo stesso corpo fisico. Tuttavia non vi sono elementi o testimonianze di testi che indichino una radicale metamorfosi fisica o almeno una trasformazione in chiave spirituale della funzione degli organi de corpo. Nel caso degli Adepti alchemici il corpo viene mantenuto in uno stato di salute perfetta dall'azione dell'elisir al punto che la malattia, il deperimento e la morte non lo possono più toccare. Ora questo rappresenta la perfezione del nostro attuale stato corporeo, mentre la realizzazione di cui parlano Aurobindo e Mère è una radicale trasformazione dell'organismo. Aurobindo e Mère furono i pionieri di questa divinizzazione corporea, due giganti dello spirito, che hanno dedicato la loro vita a forzare l'obsoleto meccanismo dell'invecchiamento e della morte delle cellule; tuttavia i loro metodi partono da presupposti e agiscono con mezzi spirituali che rimangono in armonia con le grandi leggi della natura, come del resto non si stancano di raccomandare gli stessi alchimisti. Riguardo a questa futura realizzazione Mère ci conferma la superiorità di una divinizzazione corporea che costituisce il vero scopo della creazione e l'unico e vero motivo in grado di giustificare e dare un senso a tutto il male e il dolore del passato e del mondo attuale: "Ne viene allora un genere di realizzazione perfetta - perfetta sin nel particolare più insignificante - quale nessuna realizzazione nelle regioni superiori potrà mai essere. Sto imparando quello che la realtà fisica apporta di concreto, di esatto, di perfetto nella realizzazione; e come tutto sia strettamente connesso, come si combini e si completi - è stupendo" (Mère).

Il Fuoco Segreto

 
"L'alchimia non sarebbe che una semplice chimica se non si lavorasse in armonia, in accordo intimo con il cosmo. Questa intimità è tripla; essa ingloba l'alchimista, la sua materia e il cosmo. Il cosmo è lo spirito che gli antichi chiamavano lo spirito universale e che discende dagli spazi intersiderali, provenendo dalle stelle, dal sole e dalla luna." ( E. Canseliet ).
Centinaia di testi hanno dato splendide definizioni di questo vento solare o energia cosmica radiante: la più suggestiva è quella della Tavola di Smeraldo di Ermete. Si tratta della materia prima nella forma universale, radiante e spirituale. L'alchimia è un'antichissima tecnica chimico - fisica per captare e concentrare quella ineffabile radianza spirituale che costituisce il cuore stesso di ogni ricerca religiosa.
In questo discorso si inseriscono i raggi cosmici. Questi, provenienti dallo spazio a contatto con la nostra atmosfera, innescano tutta una serie di reazioni atomiche e subatomiche che portano come ultima conseguenza alla formazione dei diversi elementi; questo processo è ben conosciuto dalla scienza, meno conosciuto è il fatto che i raggi cosmici sono essi stessi i veicoli, il mezzo di diffusione di una energia, di un irraggiamento di carattere ancora più sottile, più etereo, ma non per questo totalmente immateriale.
I confini tra spirito e materia realmente non esistono; se si assumesse radicalmente il concetto di energia vibrante come parametro unitario del nostro "modus pensandi" si potrebbero superare le nette e antitetiche contrapposizioni tra spirito invisibile e imponderabile e materia pensante e tangibile. La concezione dell'essere come energia con i suoi molteplici livelli vibratori può assai meglio spiegare la natura del mondo che ci circonda e del nostro stesso essere profondo.
Per quanto riguarda il vero e proprio ambito alchemico, una informazione basilare su questo flusso celeste proviene da "Canseliet" il quale afferma: "La luna invia della forza, essa irradia. Essa ci invia lo spirito che viene dal sole. La luna corporifica lo spirito". Lo spirito proviene quindi dal sole ed è riflesso dalla luna.
Quando gli alchimisti parlano del loro fuoco segreto, lo assimilano spesso al sale: quel terzo principio che ha il compito di mediare tra i due elementi opposti zolfo e mercurio. Solo il potere divino ha il compito e la forza di unire - secondo i sacri crismi - sia la coppia umana che quella alchemica.

Il Drago Nero

 
"La ricerca della Materia Prima, questo "primus ens" dell'Opera, deve essere la prima occupazione del discepolo, perchè la sua identificazione costituisce già un punto di progresso capitale.
Rappresenta la nostra Magnesia o Calamita filosofica, che nasconde nel suo corpo una virtù attrattiva grazie alla quale ella s'ingrossa della rugiada celeste. I più sinceri la chiamano Piombo dei saggi, Saturnia Vegetabile" (C. d'Ygè).
Gli alchimisti hanno dato un'infinità di nomi diversi alla materia prima della loro opera; gli epiteti e le definizioni variano grandemente secondo l'epoca storica, il contesto culturale, le tradizioni, le forme e le simbologie mitico-religiose imposte di volta in volta dalla società nella quale, quasi sempre in segreto, operavano gli Adepti.
Questa moltitudine di nomi e simboli ha da un lato esplicitamente lo scopo di allontanare i curiosi e gli avidi, dall'altro quello di fornire tracce criptate, ma preziose ai veri neofiti, studiosi appassionati, pazienti e sinceri, degli antichi testi tradizionali.
Generalmente la materia prima è chiamata con il nome di Drago Nero. L'evoluzione di questa sostanza primordiale è stata interrotta dall'interposizione e dalla penetrazione di uno zolfo infetto e combustibile, che ne impasta il puro mercurio, lo trattiene e lo coagula. E anche se questo mercurio primitivo è completamente volatile ed è corporificato sotto l'azione seccativa dello zolfo arsenicale, assume l'aspetto di una massa solida, nera, densa, fibrosa, fragile e friabile. L'artista illuminato trova, in questo parente povero della famiglia dei metalli, tutto ciò di cui ha bisogno per incominciare e completare il suo grande lavoro poichè vi entra all'inizio, in mezzo e alla fine dell'Opera.
Gli antichi lo hanno paragonato al Caos della Creazione, dove gli elementi e principi, le tenebre e la luce, stavano confusi, mescolati e incapaci di agire gli uni sugli altri. Il nostro globo, riflesso e specchio del macrocosmo, è una particella del Caos primordiale, orientata e diretta verso il regno minerale. Questo Caos, diventato corpo, contiene in modo confuso il seme più puro e la sostanza più prossima che esista dei minerali e dei metalli. La materia filosofica perciò è di origine minerale e metallica.

I Due Soli

 
L'Alchimista è soprattutto il maestro del fuoco; si distinguono in proposito: il fuoco esterno, quello del Sole e degli astri, quello interno che sta al centro della terra - chiamato dall'Adepto e conosciuto come il Cosmopolita: Sole centrico - e, ultimo in grado, il fuoco comune dei fornelli.
Sono i primi due fuochi che, grazie all'azione incrociata dei raggi provenienti dagli spazi cosmici e dell'irraggiamento sotterraneo, consentono la vita a tutte le creature e al contempo maturano i metalli cuocendoli lentamente e portandoli a maturazione nel loro liquido radicale.
"Il Sole celeste corrisponde al Sole centrico; poichè il Sole celeste e la luna dispongono nei loro raggi di una forza speciale e di una straordinaria virtù da distillare sulla Terra. Il calore si unisce facilmente al calore e il sale al sale. E poichè il Sole centrico ha il suo mare e un acqua cruda percettibile, così pure il Sole celeste dispone del suo mare e di un'acqua sottile e impercettibile. Sulla superficie terrestre, i raggi si congiungono ai raggi e producono i fiori e ogni altra cosa" (M.Sendivogius).
L'acqua cruda e impercettibile che proviene dai due fuochi, solare e centrale, è lo stesso mercurio dei saggi che è contenuto abbondantemente nella nostra materia prima appena estratta dalla miniera.
In Alchimia la conoscenza della materia prima minerale è fondamentale: questa sostanza - per la precisione un solfuro - contiene in sè una porzione di quel liquido radicale puro e indifferenziato e dalle insospettabili qualità attrattive.
Per questo viene chiamato mercurio sia il liquore radicale origine di tutti i metalli, sia il metallo specifico che costituisce la nostra vergine mercuriale, quella chiara acqua lucente contenuta in quel drago nero, venefico e scaglioso che dovrà essere trafitto dalla lancia di ferro di un prode cavaliere.
La Pietra Filosofale, il Sole Splendente, deriva dal Sole Nero; lo zolfo o spirito, arricchito dell'apporto del mercurio, trova la sua perfezione nel fuoco.

Le Vie Alchemiche

Due strade da sempre vengono percorse dall'alchimia: l'Ars Brevis e l'Ars Longa, comunemente definite la Via Secca e la Via Umida.
La Via Secca, chiamata anche breve per i tempi relativamente ridotti rispetto all'altro procedimento, opera con materiali minerali e metallici che hanno bisogno di alte temperature per la loro fusione. Si procede per questo con mantici e forge ad alta temperatura, forni a riverbero, e con vasi di materiale in grado di tenere, almeno per certe operazioni, una temperatura di 1200-1500 °C.
Il minerale necessario in quest' Opera è il Drago nero o Lupo grigio. Fondamentali sono i lavori preliminari per la scelta di alcuni sali, che servono come fondenti, e quelli per la preparazione dell'accolito metallico.
Sono necessarie settimane di lavorazione ed è una via difficile e pericolosa, ma è anche quella perseguita dalla maggior parte degli Adepti.
La Via Umida, definita anche lunga, comprende invece la rivelazione totale, cioè sia il campo spirituale che quello fisico e presuppone l'estenuante cozione ( 22 mesi) di un determinato composto di materiali liquefatti a temperature molto basse rispetto all'altra via; infatti la temperatura raggiunge al massimo i 500 °C nei casi particolari in cui sia necessario ottenere la sublimazione delle materie e la distillazione del vetriolo. Il procedimento viene effettuato in matracci e utensili di vetro pirex. La trasparenza del vaso permette di poter seguire le molteplici trasformazioni e le variazioni della gamma cromatica del "compost". Nel matraccio, mantenuto a temperatura costante e moderata, si susseguono le fasi di intense colorazioni: il bianco, il giallo, la coda di pavone, il rosso della maturazione.
Il soggetto minerale della maggior parte delle vie umide è il Drago rosso da cui, in seguito alla sublimazione con il fuoco segreto, si estrae il mercurio filosofico, conosciuto anche sotto il nome di Azoth
Il mercurio, lo zolfo e il sale sono i tre protagonisti della Via Secca e Breve (materia prima grezza, cavaliere armato e sale mediatore o fuoco segreto) e sono rappresentati nelle raffigurazioni presenti nei manoscritti antichi da tre simboli presenti sulle tre teste di un drago.
Prima di iniziare ciascuna di queste vie sono necessari lavori preparatori, chiamati anche fatiche di Ercole, perchè sono lunghi e faticosi.
Il soggetto, i sali che formeranno il fuoco segreto e gli spiriti devono essere preparati attentamente prima del procedimento alchemico.

I Quattro Elementi e i Tre Principi

Nelle antiche culture si riteneva che ogni cosa in cielo e in terra risultasse dalla combinazione di quattro elementi: Aria, Acqua, Terra e Fuoco.
L'alchimia riconosce questi quattro elementi base, o principi della materia, che combinati alternativamente tra loro producono la sostanza dell'universo. Fin dai tempi più antichi, gli uomini più sensibili alle dinamiche profonde della vita, avevano compreso che i quattro elementi che costituiscono l'intera realtà visibile, sono presenti in forma di qualità e di energie anche dentro l'uomo stesso. I saggi avevano capito che ciascun essere umano possiede il calore, l'impeto e la passione del Fuoco, la tenacia, la concretezza e la determinazione della Terra, la trasparenza, la saggezza e la fluidità dell'Acqua, la leggerezza, la libertà e l'immensità dell'Aria.
I quattro elementi sono manifestazioni diverse della "materia prima", cioè del Mercurio dei Saggi o dei Filosofi, una sostanza-pincipio, eterica e semimaterializzata, e sono secondo gli alchimisti trasmutabili gli uni negli altri.
Dal Mercurio dei Saggi derivano tutti i corpi dell'Universo, ed esso è all'origine dei sette metalli primari così come la luce bianca origina i sette colori del prisma, che si possono ridurre ancora alla luce bianca. Quindi anche i sette metalli si possono ricondurre al Mercurio dei Filosofi e questi corrrispondono ai sette pianeti dell'astronomia e astrologia antica.
Il filosofo greco Empedocle osserva che l'intero mondo del divenire, la natura e gli universi sono generati dall'attività di due principi divini, che ha chiamato con i termini simbolici di zolfo e mercurio che sono di opposta polarità e che a loro volta, attraverso l'azione del terzo principio, il sale, determinano l'incessante assemblarsi e dividersi dei quattro elementi primari: Terra-Solidi, Acqua-Liquidi, Aria-Gas, Fuoco-Radiazione.
Il corpo è il sale, essendo lo spirito il mercurio e lo zolfo l'anima. La proprietà del mercurio è di essere leggero, sottile, penetrante, volatile e femminile; quella dello zolfo è invece quella di essere fisso, igneo e maschile, mentre il terzo principio, il sale, che ha la parte del mediatore tra i due coniugi dell'opera, si associa sia al fisso che al volatile.
Il passaggio dalla Terra (stato solido), all'Acqua (stato liquido), all'Aria (stato aereo, vaporoso), al Fuoco (luce), segna le successive trasformazioni e "sublimazioni" della materia che progressivamente si smaterializza fino a raggiungere l'eterea e luminosa consistenza della "Pietra Filosofale".

Gli Obiettivi Alchemici

L'alchimia è l'arte di perfezionare i corpi con l'aiuto della natura e si sviluppa secondo un certo numero di teorie relative alla costituzione della materia e alla generazione delle sostanze animate e viventi.Gli obiettivi più persistenti dell’alchimia si possono distinguere in due strade che sono apparentemente divergenti, ma che in realtà convergono verso un obiettivo unitario: il raggiungimento della purezza assoluta. Una delle due strade mirava alla perfezione della materia, ed era quella della trasmutazione dei metalli non preziosi in argento o in oro; l’altra era quella che mirava alla perfezione dell’uomo con l’obiettivo di raggiungere l’immortalità, attraverso la creazione della "panacea", un rimedio che dovrebbe curare tutte le malattie, o dell’”elisir di lunga vita”. La meditazione era fondamentale per poter compiere queste opere. La chiave per il raggiungimento di questi obiettivi era la "pietra filosofale".Questa mitica sostanza,
che potrebbe essere una polvere, un liquido o una pietra, avrebbe avuto il potere di rendere possibili entrambe.
L'alchimia, oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, implicava un'esperienza di crescita ed un processo di liberazione e di salvezza dell'artefice dell'esperimento. In quest'ottica la scienza alchemica veniva metafisicizzata e sacralizzata, assumendo connotati mistici soteriologici. Perciò i processi e i simboli alchemici posseggono sovente un significato interiore relativo allo sviluppo spirituale in connessione con quello prettamente materiale della trasformazione fisica.
I cambiamenti alchemici sembrano sempre essere positivi, non producendo mai  la degradazione tranne come fase intermedia in un processo che ha "una conclusione felice".

L'Alchimia:Introduzione Storica

L'alchimia è una cultura di antichissima formazione, che combina elementi di chimica, fisica, astrologia, arte, semiotica, metallurgia, medicina, misticismo e religione.
Un'arte che affonda le sue radici nella notte dei tempi. In Egitto, prima ancora che fossero erette le Piramidi, un'élite di re sacerdoti conosceva la duplice strada della trasmutazione dei metalli e della rigenerazione dell'uomo. Un sapere sacro, formulato ai tempi della perduta Atlantide, che ha attraversato indenne la storia.
Storicamente si fanno derivare le sue origini da quel centro incredibile del sapere neoplatonico e gnostico che fu Alessandria d'Egitto.
Di questa disciplina si sono trovati scritti risalenti al III-IV secolo d.C., sia in Oriente che in Occidente. Essa raccoglie il patrimonio di conoscenze dell'antichità (soprattutto egizio) relativo alle proprietà e alle trasformazioni della materia.
L'alchimia si diffuse ben presto in Occidente e costituì un curioso fenomeno che perdurò fino al 1600 e che, sia pure in modo sporadico, sopravvive ancora oggi. Essa viene pure indicata come "arte ermetica" in quanto, secondo la tradizione, il primo a occuparsi di tale disciplina fu il mitico sapiente Ermete Trismegisto, nella cui figura venivano sincretizzati il dio egizio Thot e il greco Ermes, tre volte grande proprio perchè deteneva le chiavi del triplice magistero alchemico.In origine l'alchimia aveva probabilmente scopi pratici e tecnologici. Ben presto però si trasformò in una curiosa attività iniziatica e segreta in cui gli Adepti, pur continuando a occuparsi delle trasformazioni della materia, attribuivano però a queste ultime un profondo significato spirituale.